Marco Armiliato
Direttore - W
Nome di riferimento nel panorama lirico internazionale. Fin dagli esordi dirige artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Placido Domingo e più recentemente Angela Gheorghiu ed Anna Netrebko. E’ ospite dei teatri più prestigiosi del mondo e collabora stabilmente con il MET, l’Opéra de Paris e la Wiener Staatsoper. Molto attivo in campo discografico, incide per Decca e Atlantic Records. Recentemente ha ricevuto il prestigioso Grammy Award per il suo cd Verismo con Renée Fleming.
RECENSIONI
Concerto di Lisette Oropesa e Benjamin Bernheim
Teatro alla Scala, Milano
29/04/2024

"Intensa la direzione di Marco Armilliato che ha saputo muoversi bene all’interno del variegato programma, oltre che trarre il meglio dalla talentuosissima Orchestra dell’Accademia del teatro alla Scala, davvero in forma strepitosa."

(Simone Manfredini, Connessi all'Opera)


Aida
Bayerische Staatsoper, Munich
25/04/2024

"Sotto la direzione di Marco Armiliato, l'orchestra della Bayerische Staatsoper esegue la partitura di Verdi con precisione. Il direttore genovese sfrutta abilmente i contrasti dinamici e i colori orchestrali per accentuare il dramma sul palco, accompagnando e amplificando le voci in modo che ogni nota e parola trasmettono il pieno impatto emotivo dell'opera."

(Barbara Valmarana, Connessi all'Opera)


La Rondine
Opernhaus Zurich
20/09/2023

"Doch Armiliato beweist wie Loy eine feine Hand für diese hingetupfte und sehr präzise Partitur des Meisters mit dem dazu passenden Libretto von Giuseppe Adami. Sein Dirigat der Philharmonia Zürich ist wohltuend differenziert und bringt die vielen filigranen Stellen behutsam zum Blühen. Gleichwohl versteht es Armiliato geschickt, den Klangkörper kontrolliert aufzubauschen, sodass Puccinis Wogen der Emotionen nie kitschig klingen."

(Peter Wäch, Jungfrau Zeitung)


Andrea Chénier, Teatro alla Scala, Milano
03/05/2023

“Se Martone “illustra” bene non da meno risulta la concertazione di Marco Armiliato, che ha un bel passo teatrale, di forte intensità nel disegnare le grandi scene di massa ed esaltando i contrasti dinamici. Da un lato abbandoni melodici ed effusioni sentimentali, come nei duetti Chénier-Maddalena del secondo quadro (la morbidezza degli archi nel preparare la scena carica di aspettative) e quello del quarto (le viole dell’andantino che rinnovano il motivo della “mamma morta”), dall’altra una tensione drammatica efficace, come in quella sospensione orchestrale in attesa della sentenza poi seguita dal violento shock in fortissimo che chiude il terzo quadro o come nei lugubri ed ostinati accordi che descrivono il clima dolente e claustrofobico della prigione. La concertazione riesce precisa nell’agogica, sottolinea i segni di espressione, tanto opportuni per dar modo ai cantanti di insufflare umanissima vitalità nei rispettivi personaggi. Armiliato fa anche un grande lavoro sullo strumentale, dando rilievo, ad esempio, ai motivi musicali rivoluzionari: Ça ira, la Marsigliese, la Carmagnola, che con il loro ritmo travolgente di movimento popolare spazzano via quelli gentili, delicati e un po’ ammuffiti dell’aristocrazia: gavotte e minuetti. Poi è attento alla leggerezza degli archi che contrastano con le esplosioni a tutta orchestra, vedi il grandioso ed enfatico presto, con corni e trombe squillanti, che chiude l’episodio del ferimento di Gèrard. Risulta, in definitiva, elegante nel primo quadro, ansioso e sin febbricitante nel secondo, dipinge con verità drammatica il terzo ed il quarto ma senza eccedere in ipertrofismo sonoro.”

(Ugo Malasoma, OperaClick)

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