“Tanto vale dire che questa Tosca per Béatrice Uria Monzon è stato un vero successo. Immediatamente, a partire dai famosi « Mario ! Mario ! » cantati dietro le quinte, si sente che l’ampiezza vocale prende possesso del personaggio. Il suo ingresso conferma questa presenza tanto vocale, quanto scenica. Vestita con un abito superbo […], la giovane Floria Tosca è veramente quella giovane donna che viene a ritrovare il suo amante: lei possiede quella freschezza, quello spirito giovanile che si vede e che si sente – con tutta una serie di gesti delicati, di sottigliezze nell’allestimento, di capacità di comprensione interiore del ruolo […]E anche in questa occasione Béatrice Uria Monzon è assolutamente ammirabile, non trascurando niente, non lasciandosi mai travolgere dalla violenza che sa incarnare e osando degli effetti scenici ad effetto (come quando afferra il coltello … poi lo ripone … prima di afferrarlo di nuovo: in queste azioni si riassume tutto il conflitto interiore della giovane donna) – tutto ciò con una sicurezza vocale costante, una potenza nel rilancio, degli acuti sempre pieni, colorati. E la preghiera, il famoso Vissi d’arte, la mostra nella sua bellezza pura, nella pienezza di una voce e di un personaggio di donna in cui si è identificata in modo completo. Il terzo atto, pur meno pesante, non esime dalla necessità di esprimersi fino alla fine in quello slancio vocale e scenico che non danno tregua: Béatrice Uria Monzon porta la sua Tosca ai massimi, fino a quelle grida strazianti « Mario ! Mario ! » che fanno eco a quelle dell’inizio, ma che questa volta sono delle urla di disperazione quando la giovane donna scopre che il suo amante è morto.
Alain Duault, www.opera-online.com